Dal piccolo ai grandi orizzonti


IL VOLUME È ESAURITO

Presentazione

a cura di Remo Bracchi

A partire dal “Bollettino parrocchiale” n.1 (8 dicembre 1950) fino alla sua inattesa sospensione (n. 612, 1 settembre 2001) per la morte di don Carlo (28 novembre 2001), il Prèt di lach, come egli ha voluto definirsi, ha spigolato tra documenti di varia provenienza sulle origini e il lungo percorso lungo i secoli del piccolo angolo di terra di Sant’Antonio Morignone, intessendo le sue esili fila entro la trama di una storia assai più vasta dei territori limitrofi.

Le notizie riguardanti gli inizi erano già state anticipate a iniziare dal “Bollettino” n. 424 (1 gennaio 1986), in una rubrica intitolata Piccola storia delle chiese nel Bormiese, in occasione dell’indizione dell’“anno feliciano”. Ripresa nel n. 437 (1 febbraio 1987), si protrarrà fino al n. 442 (1 luglio 1987). Don Carlo così la introduceva: «Il nostro vescovo [mons. Felice Bonomini] ha indetto un “anno feliciano” per ricordare il 16° centenario della nascita della nostra diocesi. Il 1° novembre 386 S. Ambrogio di Milano conferiva l’ordinariato episcopale a S. Fedele e lo inviava a Como come primo vescovo.

“Ripercorrere questi sedici secoli di storia – ha scritto il vescovo nella sua lettera pastorale ‘Memoria e missione’ dell’8 ottobre 1985 – significa tornare alla radice dell’esistenza delle nostre comunità, ripensare l’eroica franchezza delle origini, confrontarsi con l’avvenimento di allora, avvertire l’esigenza di ritrovare una coerente continuità di testimonianza e di missione”.

Nell’ambito di questa ricerca storica riguardante la nostra diocesi, si inserisce quella che concerne le nostre comunità locali, e in particolare Bormio e le sue valli.

Purtroppo non ci sono documenti che ci permettano di ricostruire con certezza e in modo completo come sono andate le cose, per cui si possono fare solo delle congetture. Intanto non è facile stabilire in quale misura fosse abitata la Valtellina, e in particolare il Bormiese, quali fossero i centri abitati, e quale grado avesse raggiunto l’organizzazione della vita civile nei primi secoli della nostra era».

Col “Bollettino” n. 491 (1 settembre 1991), sfruttando per i secoli delle origini cristiane le pagine già edite in precedenza, don Carlo punta più decisamente il suo obiettivo sul proprio territorio parrocchiale, dando inizio alla rubrica “Piccola storia di S. Antonio Morignone”.

La figura di don Carlo come ideatore del “Bollettino parrochiale” e fedelissimo redattore per l’intero arco della sua vita, senza neppure un punto vuoto, puntuale al primo giorno di ogni mese, è delineata con commossa nostagia dall’ing. Stefano Zazzi.

«Fu sacerdote innanzitutto, ma anche uomo di grande cultura e intelligenza.

Il frutto della sua lunga attività di studioso autodidatta umile, paziente e rigoroso è certamente ben rappresentato dal bollettino mensile delle parrocchie di S. Antonio Morignone e S. Maria Maddalena. In esso, oltre alle minuziose informazioni dei due paesi, ha riservato ininterrottamente per oltre 50 anni, con incrollabile costanza, un mondo di notizie storiche, artistiche, archeologiche, [letterarie, linguistiche, teologiche, geologiche, meteorologiche], usando un linguaggio semplice e conciso; il primo numero porta la data dell’8 dicembre 1950, l’ultimo è del 1° settembre 2001, con il n° 612.

Divenne socio attivo della “Società storica valtellinese nel 1959, collaborando a vari studi. Pubblicò sul “Bollettino del Santuario della Madonna di Tirano” diversi articoli su La Madonna in Valtellina.

Nel 1975 diede alle stampe, in collaborazione con padre Ireneo Simonetti, una ricerca su Padre Giambattista da Bormio, missionario in Cina (ed. Soc. storica valt., sez. Bormio e Biblioteca Civica).

Nel 1976 compilò il Regesto delle pergamene dell’Archivio Peloni di Bormio (ed. Biblioteca popolare di Grosotto).

Nel 1978 uscì con il volumetto Immagini della Madonna a S. Antonio Morignone; e nel 1985 vi aggiunse quello riguardante Immagini della Madonna a S. Maria Maddalena.

Nel 1983, in collaborazione con Franca Prandi, diede alle stampe Da Sommasassa al Carmine. Storia della chiesa della B. V. del Carmine di Poggiridenti.

Dopo la frana curò le pubblicazioni uscite per iniziativa del “Comitato per la rinascita di S. Antonio Morignone”: La tèra perdùda (poesie di Remo Bracchi); Sénza vécc an sé mìga paés (cronaca de la Źèula); La vìa de la šperànza (poesie di Remo Bracchi); Tutti at un animo. Verbali della Honorata Vicinanza di Morignone dal 1716 al 1808; Cronaca 1762-1787 di Giovanni Antonio Zamboni.

È stato il solitario precursore, il caparbio promotore, lo strenuo sostenitore dei lavori di scavo archeologico nei siti di S. Martino di Serravalle e di S. Bartolomeo de Caštelàz, oltre che solerte amministratore delle rispettive chiese, restaurandole e valorizzandole» (cfr. Prèt, risvolto di copertina).

 

Lo stesso ing. Zazzi, in un altro suo intervento, rivela altri risvolti delle attese paginette mensili. «Accettato con entusiasmo l’invito di un gruppo di ex parrocchiani di tracciare un ricordo di don Carlo, viene spontaneo accostare l’uomo al suo “Bollettino delle Parrocchie di Sant’Antonio Morignone e Santa Maria Maddalena”. Ricevere quel “piccolo foglietto” (come lo definiva nella sua discrezione) con scadenza mensile era un dono prezioso, per la ricchezza di aneddoti, episodi storici e culturali, oltre che naturalmente di riflessioni spirituali.

Il primo numero uscì l’8 dicembre 1950, nella ricorrenza dell’Immacolata, con il titolo “Le Campane di Santa Maria”. Dal 1956 la testata cambiò nome e divenne “La Lampada”. In seguito, a partire dal 1961, essendo stato attaccato da un giornale politico della provincia, cui forse dava fastidio (“alle volte una pulce può infastidire anche un elefante”, commentava don Carlo), divenne semplice “lettera ai parrocchiani” [vicini e lontani].

Dalle iniziali 60 copie arrivò a una tiratura di 360 con spedizioni in Svizzera, Francia, America ed Australia. Purtroppo non esiste più la serie completa, andata distrutta con la frana, benché si stia cercando di recuperarla.

Questo “foglio” apparentemente modesto, considerata la consistenza (otto paginette fotocopiate), ebbe ben 612 uscite (ultimo bollettino nel settembre 2001) ed era lo specchio del suo animo di sacerdote colto e di uomo saggio. Fede e cultura si integrano e rincorrono, arricchendo il lettore, che vi ritrova una fonte inesauribile per la vita» (S. Zazzi, Don Carlo e il suo “Bollettino” (San Martino e San Brizio, la frana, la sua gente, in “Bollettino storico Alta Valtellina” 5 (2002), pp. 9-29; ristampato in Prèt, pp. 164-65).

 

Don Mario Simonelli, col quale don Carlo ha condiviso l’entusiasmo per molte scoperte archeologiche, ne completa il quadro.

«Don Carlo fu uomo e sacerdote di profonda cultura: fu socio attivo della “Società Storica Valtellinese” dal 1959. Non è mia intenzione una completa bibliografia dell’umile studioso, bensì offrire semplicemente degli accenni di carattere storico, artistico ed archeologico, mai appariscenti ma sempre originali e scientificamente fondati: appaiono come frutto di meditazioni e di laboriose ricerche presso archivi statali, parrocchiani e privati. Pubblicò numerosi articoli, contenenti preziose ed inedite notizie, sul “Bollettino delle Parrocchie di S. Antonio Morignone e S. Maria Maddalena”. Oltre cinquecento i fascicoli ciclostilati o stampati: sarà necessario ripubblicare i testi più rilevanti per renderli accessibili agli studiosi» (M. Simonelli, in Prèt, pp. 157-58).

 

Un gruppo di suore, legate a Sant’Antonio, grate per le informazioni che ogni mese ricevevano del paese lontano, non hanno voluto mancare al coro di quanti si sono sentiti privilegiati per l’iniziativa di don Carlo. «Quel bollettino che ci teneva uniti al paesello. Con moltissima gioia e con il cuore pieno di riconoscenza vogliamo unire le nostre voci a quelle di tutti i parrocchiani per esprimere il nostro grazie a don Carlo.

«Grazie per averci tenuti uniti alla radice delle nostre origini, per aver contribuito a che non perdessimo l’identità; per averci informati con semplicità, pazienza e amore di tutti i piccoli, grandi successi del nostro paese.

Grazie per averci ricordato sempre che la fede è un dono, che Dio è Padre sempre, anche quando tutto sembra andare a rotoli. Ricordiamo in questo momento l’episodio doloroso e sempre forte della frana. Noi da lontano abbiamo potuto vivere le cose come se fossimo state presenti.

Il bollettino della parrocchia arriva fedele e implacabile con le sue notizie. Dure sì, però mitigate dalla fede di questo grande uomo di Dio, vero pastore delle pecorelle che il Signore gli aveva affidato. Fa sempre un gran bene ricevere notizie della patria, è davvero un conforto e un sollievo non spezzare l’unità e trovare mezzi per ravvivare l’amicizia.

Il bollettino con la sua semplicità ci portava, mese dopo mese, il ricordo dei vivi e dei morti, dei piccoli e trascendenti fatti di una chiesa viva e missionaria, di una porzione di “paesello” e di un parroco sempre attento a tutti i suoi fedeli.

Per tutto questo e per le sue parole sempre attente e piene di zelo pastorale, grazie don Carlo! Suor Maria Bonetti (Uruguay), Maria Isabel, Mary, Ilda Sambrizzi e famiglie» (Argentina) (cfr. in Prèt 41-42).

 

Chi cammina con don Carlo,
poggia i suoi passi sul sicuro.
Trovando un amico,
avrà scoperto un tesoro.