Bollettino n. 19/2016 - recensione

L’edizione n. 19 del Bollettino appena sfornato dal Centro Studi Storici Alta Valtellina ha in sé qualcosa di pregiato: i richiami d’oro dettati dal colore aureo della copertina e dai drappeggi dorati delle tre statue che spiccano sul frontespizio, infondono nel lettore l’idea di un prezioso assortimento tutto da sfogliare e – speriamo – da conservare con cura nella cassaforte della memoria. È la memoria, infatti, il filo conduttore che accomuna gli autori: la memoria di un personaggio o di un luogo, di un fatto locale o di un evento storico, la memoria di uno scritto o di una testimonianza orale… tutto ciò che lascia un segno può essere riportato alla luce e restituito quale patrimonio della cultura locale. 

Così accade, ad esempio, per l’attività in ambito dialettale che fu propria della maestra Lina Lombardini Rini, in un’epoca (i primi decenni del Novecento) in cui la lingua avita era diventata oggetto di ricerca e di studio; don Remo Bracchi riporta alla luce tre volumetti sconosciuti della maestra Lina (Favole e racconti in dialetto di Valtellina) e indulge su alcuni passi particolarmente interessanti dal punto di vista glottologico e dialettale. I processi di stregoneria di fine Cinquecento, riguardante la comunità di Grosotto, è il tema del lavoro di Massimo Prevideprato, che si affianca e completa ulteriormente le numerose ricerche già effettuate in Alta Valtellina sull’argomento. La corposa raccolta di processi si dipana lungo due anni e coinvolge anche parecchi ragazzini, gettando una luce sinistra sul paese che si temeva popolato da streghe, stregoni e abbondantemente infestato da presenze metafisiche. Gli albori dell’ordinamento costitutivo di Sondalo sono trattati da Franca Prandi nel contributo che indaga i Capitoli della Magnifica Comunità di Sondalo pubblicati nel 1607, anche se fu realizzata una prima versione cinquecentesca. Cinquanta sono i capitoli redatti, suddivisi in quattro aree tematiche che regolavano alcune fondamentali materie sulle quali necessariamente si doveva vigilare. La figura di Ignazio Bardea si staglia in questo Bollettino con un articolo di Anna Lanfranchi, che ripropone una serie di scritti del teologo pubblicati nel 1882 a cura di Giovanni Robustelli: un omaggio all’illustre erudito settecentesco all’indomani della ricorrenza dei 200 anni dalla sua scomparsa. Anna Berbenni ci riporta a un problema che nella seconda metà dell’Ottocento interessò il comune di Bormio: l’eccessivo consumo di erbatico all’Alpe Braulio causato dal numero di equini che vi pascolavano e che costrinse l’amministrazione a rivedere i capitolati del contratto di affitto dell’alpeggio e ad emanare uno specifico Regolamento sulla materia. La commemorazione dei fatti legati alla Prima Guerra Mondiale si concretizza in questo Bollettino con un articolo di Anna Lanfranchi, la quale ha scovato una corrispondenza di guerra inglese che ripercorre la cronaca della “tranquilla gita” di una coppia di giornalisti stranieri sul fronte dello Stelvio. Nomen-Omen: Daniela Valzer si getta a ritroso nella storia per tentare di indagare il significato e la presenza storica del suo cognome in Alta Valle. Scartata l’ipotesi di un legame con la più famosacomunità stanziata nella zona del Monte Rosa, sembrerebbe che il cognome Valzer sia da ascrivere a una massiccia immigrazione di uomini e famiglie delle vicine aree alpine di lingua tedesca che interessò il Bormiese tra la fine del Seicento e il Settecento, i cui discendenti abitano tuttora in Alta Valle. Assai curioso lo scritto di don Remo Bracchi, che ci porta a scoprire l’origine di alcuni aggettivi con cui si era soliti qualificare i defunti: povero, buono, caro e molti altri attributi che avevano carattere imbonitorio ed affettivo per evocare l’estinto in maniera non disdicevole. Nell’anno del solenne trasporto del Crocifisso di Combo non poteva mancare un contributo sull’origine del culto, analizzato in dettaglio da Ilario Silvestri a partire dalle prime forme rituali che diedero inizio alla devozione legata al Crocifisso ligneo. Altri due culti molto particolari sono stati oggetto studio nello scritto di Rosaria Giacomelli e Ivanna Motta. Si tratta dei Santi del Sole e della Madonna dell’Acqua, venerati rispettivamente a Semogo e a Isolaccia. La carrellata di articoli si chiude con una retrospettiva sul primo anno di vita del Museo di Livigno e di Trepalle, al quale collaborano fattivamente i tre autori dell’articolo Desirè Castellani, Alice Martinelli e Luca Bonetti.

Anna

-+=